Incapacità di stabilire relazioni affettive e provare emozioni.

Credo sia un tema centrale della società in cui viviamo : quella del “succhiarsi” energie a vicenda dimenticando chi c’e’ dall’altra parte nella relazione e noi stessi.
L’epoca di soddisfare bisogni a tutti i costi, anche se poi si deve affrontare tutto il dolore a essi collegati.
Ci si stacca dal reale narrandosi storie che servono solo a giustificare se stessi.
Le persone leggo sono ciò che fanno non ciò che narrano. Magari guardi ciò che fanno lo comprendi pure ma hai anche a fare sulla tua narrazione e su ciò che ti vuoi raccontare anche tu. Come in un gioco di specchi la cosa si complica perdendo l’orientamento del dove sei tu e dove è l’altro. Ci si perde.
L’epoca dell’usa e getta. Prendo cio che mi serve faccio ciò che credo non importa dove si trova l’altro e ciò che provo.
Mi sento di dire che questo è cio che viviamo in questo momento.
Come se ne esce?
Purtroppo è molto complesso il percorso che ci porta a riconoscere i nostri bisogni e a provare a soddisfarli da se appoggiandosi agli altri senza chiedere loro di salvarci. Si attraversano stati fisici, psicologici, emotivi.
Una barca senza ancora è in mano al mare aperto non ha di che fermarsi. Un piccolo accessorio che se manca crea difficoltà.
Una possibile soluzione è lasciare andare quella barca alle onde con il rischio di essere inghiottita dal mare, ma forse ciò che più si teme è proprio che possa veleggiare.
La rabbia per non essere visti può prendere due pieghe e questo ce lo insegnano i bambini. C’e’ chi diviene rosso in viso ed esplode, chi invece tiene la sua posizione di freddezza mostrando disinteresse all’accaduto. Non riconoscere la rabbia di questo gioco a due doloroso porta ad implodere in se stessi e a rimanere paralizzati.
Mi viene in mente quel film intitolato Una campana per Ursli.
Un bambino che guarda solo le sue necessità : di avere a tutti i costi la carpetta del suo amico/nemico e la campana. Un bambino che media cercando di contenere la rabbia cercando quello che si chiama bene comune.
E’ il bambino che chiude il cerchio quando tutti sono persi e non sanno cosa fare.
Quella responsabilità adulta e pesante che si porta sulle spalle già in giovane età.
Non ho soluzioni ma solo riflessioni il tema è difficile anche se a tratti può sembrare chiaro.
Si deve affrontare quella griglia che è sul fuoco emotivo e che ci porta a ripetere inconsapevolmente strade già battute.
Buona giornata
Damiano