E’ una settimana che vado ad osservare altri colleghi operare con bambini nello spettro autistico.

Questa società continua a produrre sempre più problemi sui minori. Siamo noi.
Non credo ci possiamo girare indietro cercando altri responsabili.
Entri, guardi, prendi parte alla terapia e scopri che quello che si fa è essenzialmente ascoltare, guardare i dettagli, l’utilizzo del corpo e del tocco al momento giusto, proporre, stare assieme, lasciare liberi alle intuizioni di ogni bambino.
Sembrano cose ovvie e semplici ma credetemi difficili da attuare.
Complicato.
Anche quando si studia molto, alcune delle cose che accadono nella relazione trovano solo spiegazione nell’essenza della persona. Le hai dentro. Quelle sintonie profonde che creano la possibilità di una relazione dove ci si sente visti e riconosciuti e da cui si può partire a costruire. Quel “mettere assieme i pezzi” di quel bambino e dare lui la possibilità di sentirsi accolto così come è senza dover rinunciare a parti di se. L’armonia delle parti che crea l’essenza, Per 1 ora c’e’ la possibilità di esistere nella propria complessità. Solo guardando i dettagli e sintonizzandoti nel profondo con quel bambino è possibile. E’ solo il mio sguardo confrontato con altri colleghi.
Non ci sono parole. I movimenti sono gli stessi ma l’effetto non è lo stesso. C’e un qualcosa in più che è l’essenza della relazione. 1+1 non fa 2. C’e’ quel di più che permette la creazione di un nuovo spazio per entrambi. Unico.
Torno a casa con i brividi di incontri profondi autentici e felice di aver nuotato nelle profondità dell’essere. Siamo stati bene.
Per i papà mi sento di dire che c’e’ sempre più bisogno di noi. Entrato nella stanza ed unica figura maschile in quell’incontro sono stato calamitato da molti bambini. Perché? Lascio a voi la riflessione
Damiano