una domanda che ci si fa poco e le risposte sono sempre non risposte forse.

Elencare dettagli di nulla per evitare di ascoltare le proprie emozioni, stati d’animo, felicità, angosce.

Lasciar passare tutto il contrario di tutto perché si sa siamo molteplici, accettando la contraddizione che arriva alla bocca dello stomaco e contenendola per così come arriva. Dare il tempo che questo seme gettato in cielo fiorisca. Sembra strano che possa nascete qualcosa dall’aria e invece è proprio così.
Ti sembra che nulla stia accadendo perché preso da altro e invece le cose si incastrano potentemente in modo autentico come in un puzzle già definito dalla vita. Se cammini tenendoti vicino al tuo modo di essere ti ritroverai nonostante il dolore e le difficoltà in una vista panoramica autentica, per poi tornare a valle e incamminarti per un altro sentiero.

Le emozioni non sono quel correre veloce che ti fa precipitare in uno specchio illusorio che ti porta a ripetere strade già intraprese. L’illusione è sempre molto potente e in quel momento perdi la direzione, cose anche semplici che comprenderesti in altri momenti nel qui ed ora non riesci proprio a vederle.

Ci si nasconde perché gli strumenti informatici te lo permettono. Ti puoi raccontare la tua storia sulla base di affinità idealizzate non guardando l’anima ed il corpo. Hai la tastiera davanti a te e puoi scrivere di tutto tanto le parole così scritte non hanno un peso.

Per tornare al valore serve esser capaci di incontrarsi, uno sguardo laterale che ti fa intuire la presenza dell’altro a prescindere dalle parole. Un linguaggio del corpo che fa sentire la presenza ad entrambi.

Quello stare sui tappeti con i bambini. Il bambino in cerca di un contatto difficile ma possibile solo se si contatta il nostro bambino interno. Quel grattare con la testa il corpo del bambino forse, quel contatto profondo che comunica al bimbo che ci sei lo hai visto e che sei li per dare.

Mentre dai, il tuo corpo non si svuota ma si riempie, come in tutte le relazioni di aiuto c’e’ un forte interscambio si cresce assieme.

Movimenti armonici dettati dal sentire profondo.

Quei fondali che sono bui e non per tutti. C’e’ chi raccoglie telline con il palanco e chi si cala nelle profondità del mare.
Ad ognuno la sua vita.

Basta poi non lamentarsi perché si sente dolore e insoddisfazione dalla propria vita. Si sceglie di vedere o di non vedere, di incontrare o di non incontrare.

Alcune volte guardo le persone e indovino la loro vite. Mi bastano i dettagli. So o almeno credo di sapere come andrà a finire, il tempo te lo dirà. D’altronde non si cambia perché si va a Lourdes…serve camminare, riflettere, vivere la difficoltà, attraversarla per davvero, non basta fare.

Quei dettagli che perdi nel momento in cui incontri l’altro. Ti saltano i riferimenti e perdi la lucidità di capire, o forse hai anche tu bisogno di illuderti di non esser solo.

Ecco come stai? ti fermi a riflettere ma quella parte emotiva torna a galla e ti lascia senza parole ne pensieri.

Continuare a ciclare situazioni che ti fanno stare male, allargano la ferita e la sfiducia che sarà possibile incontrare.

Lavori con i bambini e questa cosa si dissolve, spazio e tempo volano via. Non è un fare. Un contatto profondo dove è possibile entrare in sintonia con quel bimbo che piange da una vita e che non riesce a smettere. Quel bambino che ho incontrato giorni fa che nel momento in cui iniziavo a giocare con altri bimbi andava in pezzi. Pochi giorni fa è stato possibile farlo giocare assieme ad altri, il messaggio profondo che c’e’ stato forse è che c’e ne è per tutti. Quella presenza. Quella bolla emotiva che si viene a creare dove è possibile sperimentare e crescere assieme.

Buona serata sdraiato su quel tappetino mentre i bimbi roteano sulle mie gambe per incontrarci.

Damiano