Incontro spesso famiglie con i miei asini e purtroppo o per fortuna è tutto davanti ai nostri occhi. La capacità di saper cogliere e provare a cambiare atteggiamenti è difficile e non per tutti.
Nonostante a parole le cose sembrano chiare, “si ha ragione deve fare l’esperienza mio figlio ora lo lascio libero”, in realtà trenta secondi dopo si trovano altre strategie per aggrapparsi a lui mentre incerto con lo sguardo rivolto verso la mamma continua ad attendere la sua libertà di poter scegliere anche di cadere. Basterebbe sentire nel profondo quel “VAI io resto qui ad aspettarti”.
Mi addolora perché ho l’impressione sempre più frequente del “dove stiamo andando?”.
E’ un problema che riguarda tutti noi.
Tutti bimbi normali, ma se guardi attentamente trovi difficoltà e vissuti dei bambini al “limite”.
Sono stati temporanei? Cambiano nel tempo? Forse si forse no, ma so che sarà difficile per quel bambino capire il perché lui domani sarà così. Noi genitori però almeno la domanda ce la potremo forse porre.
Vorrei non vedere e forse potrei sedere su quella giostra chiamata vita con maggiore leggerezza. Purtroppo provo a mediare tra il ciò che vedo e ciò che la famiglia dall’altra parte può fare in quel momento. Solo spunti di riflessione, ma più leggo e trovo che le intuizioni potrebbero avere un senso.
Adoperiamo spesso il pilota automatico, già ma per andare dove?
Perdiamo “pezzi” di noi lungo la strada lasciando la nostre stirpe in un mondo sempre più invivibile.
Leggo dell’ITALICUM è semplice “facciamo come ci pare anche senza maggioranza”, sembra assurdo per chi legge attentamente, eppure ci sono molte persone che restano indifferenti sembrano non capire.
Ho la percezione che ci siano due mondi quello del pilota automatico e quello del devo frenare per forza e scendere, ascoltando ciò che accade perché diversamente non posso fare.
Chi scende? quelli che viaggiano lenti, quelli che non ce la fanno, quelli coraggiosi, quelli a cui importa sia se stessi che l’altro.
A piedi ci incamminano e viviamo questo “dolore” di incapacità a guardarsi, sentire le proprie emozioni, chiedersi dove si è, chiedere curiosi dell’altro.
Si apre una finestra per poi quasi richiudersi. Un genitore chiede di salire su di un asino, dentro di me dico bene finalmente qualcuno lo chiede pensando a se, ma poi mi giro e guardo la figlia privata di un suo spazio.
Difficile scegliere e credo l’unica cosa posso fare è mantenere questa frustrazione / dolore dentro di me. Non ho risposte ma solo riflessioni, che mi richiedono energie e tempo assai prezioso.
Mi chiudo nel silenzio perchè non so.
Buona serata
Damiano