Diana accompagnata da asini e famiglia corre nei prati.

Non comprendo da subito il perchè si copre gli occhi a tratti e le orecchie.
Continuo a guardare con discrezione. Sembra strano ma non capisco il perché mi interrogo.
Arriviamo su di un prato e chiedo loro di sdraiarsi per non fare nulla : c’e’ il sole fa già molto lui.
Gli asini liberi pascolano attorno a noi. Si sente il loro respiro e il loro strappare prima di masticare l’erba.
Diana è li con la testa tra le gambe della mamma da dove è nata. Sembra quasi voglia rientrare.
Mi chiedo perché cerca sempre quella posizione.
Pian piano guadagna la pancia della mamma.
Eccola solleva il viso e la sua mano lo sostiene. Il gomito sulla pancia della mamma.
Apre la bocca per far entrare il vento. Mastica il vento lo lascia entrare a tratti poi serra la bocca.
Ecco i capelli volare al soffio continuo della brezza, Gira la testa a destra e poi a sinistra.
Sta giocando con il vento.
Le sue dita ora sono in aria libere di volare.
E’ un gioco.
Mi ci è voluta 1 ora per capirlo. La frustrazione del non sapere il perché. Quando altri possono fermarsi e dire è così. Io continuo a cercare un perché. Non è detto che sia quello ma confrontato con altre situazioni potrei forse arrivare a dire che è così. D’altronde soffiando sulle mani di Serena e di altri bambini le loro dita iniziano a muoversi e a vivere. Il loro sguardo da assente passa a presente e il sorriso si fa largo dietro le nuvole.
Tornando in auto apro il finestrino e provo lo stesso gioco mastico l’aria. E’ gradevole. La lingua frange il vento.
Grazie Diana
Damiano