in silenzio attendi una parola ma non arriva. La notte si sa è lunga.

Se stai cosi muta su una sedia e aspetti che sia io ad avere un perché…parla tu.
Quelle sensazioni che non passano dalle parole ma da quelle antenne che ti dicono dove sei e le quali non posso ignorare.
Seduto su quella panchina lungo il fiume in compagnia del vento che proviene da Ronchi attendi assieme alle vigne che si arrampicano su terreni strappati alla montagna. Mi rivedo in quei filari di uva.
Ci sono cose che puoi fare tu e cose che devi solo attendere il loro naturale venire giù. La pioggia non la controlli ne la prevedi. Come nei climi tropicali arriva all’improvviso ed abbondante. Prendo la mia bici e mi ci infilo sotto cercando di lavare via pensieri e alleggerire pedalata dopo pedalata fantasmi che ti tengono a braccetto. Cammini sotto la chioma di una quercia che si allunga sino a terra carezzando i tuoi passi.
Mille le domande:
quei pensieri sono i tuoi o rappresentano l’altro?
Quelle sensazioni a pelle che ti graffiano, fino a che punto è giusto mediare?
Dove finisci tu e dove inizia l’altro?
L’unico modo forse è il confronto, ma spesso le parole o i silenzi non lasciano spazio a chiarimenti ma solo a giochi allo specchio che non permettono di venire fuori. Allora torni alla pelle, al tatto alle sensazioni. Puoi raccontarmi di te ma se la mia pelle mi dice altro tutto il castello viene giu. Come una barca che cerca l’attracco in un porto rifai la manovra per capire come entrare in contatto con il molo senza danneggiarti.
Cosi come la pianta dai fiori rossi dopo una pioggia intensa lascia cadere i suoi fiori sul prato componedo un tappeto che da il senso del “distacco”.
Ci sono notti burrascose in cui il corpo perde l’orientamento. Quel buio che ti autorizza a cambiare tutto, per poi tornare alla luce del sole nella tua posizione forse usuale come nulla fosse accaduto.
Prendo la bici e mi immergo nella pioggia perché ne ho bisogno.
Buona giornata
Damiano