Correre quanto basta

A pensare che per venti anni non ho fatto altro che correre, prima nelle mie interail vagando senza meta con la voglia di incontrare quanta gente più possibile quanti posti e usanze le più diverse dalle mie. Ho capito subito che a Via dei Gonzaga il mondo non finiva ma aveva inizio.

Dai treni agli aerei per lavoro è stato cosi semplice e naturale. Voli intercontinentali solo per mangiare un panino e sentirsi dire devi rientrare su Londra hai un incontro programmato per domani alle 11. Non sei più padrone della tua vita della tua agenda, e gli impegni con te stesso vengono meno.

L’aria che ti sta attorno si prende cura di te?
Nutre forse le tue narici e ti da il respiro per la prossima corsa ma ho scoperto poi che non mi ero mai fermato a pensare riflettere annoiarmi leggere scrivere accarezzare i mie cani, dare il tempo a mio figlio di incontrarmi con i suoi ritmi e non la mia agenda.

Fermarsi È come scoprire un nuovo mondo che era li e che ci volavi sopra perdendo i dettagli, o come dal finestrino del treno quando vedi qualcosa di bello fugge via e diviene solo una macchia di colore senza i dettagli che ne fanno l’unicità.

Per non parlare del vestire sempre allo stesso modo, sai che se vesti cosi sei ok e non possono mancarti. È stata dura abbandonare i miei jeans, ogni volta che rientravo dai miei viaggi mi spogliavo come se la mia pelle non riuscisse più a respirare.

Gonfio dallo stress e dai side effects della velocità. Perso sparato nell’aria con un dolore dentro che mi accompagnava e non riuscivo proprio a dire. Era tutto bello come puoi dire che non ci sei tu? Non capivo. Le dinamiche organizzative spesso ti portavano a tensioni tali che anni dopo ho letto definire come equivalenti emotivamente alla caduta da un grattacielo, rende la sensazione?
Se non lo hai mai provato puoi solo immaginarlo.

Parti per un posto il cileo è limpido arrivi in cima dispieghi il tuo parapendio prendi la tua rincorsa e ti butti giù. Il gioco è tutto nei primi passi è li l’adrenalina. Dopo sei in cielo il tuo peso non conta più l’ultimo sforzo lo dovrai fare atterrando. È nell’impatto che rischi di sentire le differenze, se sbagli lo senti tutto che non sei fatto per volare.

Sei li che guardi il cielo eviti le nuvole che sai sono pericolose.

Se ci capiti dentro perdi la direzione non sai più dove sei e ti puoi ritrovare anche a km di distanza da dove sei partito. Un po forse come i miei voli ? Forse anche un po come quella perturbazione esterna che ti porta obbligatoriamente alla crescita. Quel perdere i riferimenti per capire come sei fatto, accarezzarti quando devi, ascoltarti, isolarti, tornare assieme agli altri.Inizi forse a capire che hai una partita aperta con la tua storia, forse apprendi anche che camminare è bello, il silenzio aiuta a non dar voce a toni alti che non ti appartengono, da tempo anche all’altro di capire dove è, cambia la partita completamente con l’attesa.

Una masseria nel mezzo del nulla fa su di te quello che forse non hai mai provato prima. Si chiama esperienza e capacità di capire che domani è un altro giorno. Darti quel tempo di far fluire le tue capacità rispettando i tuoi ritmi naturali attesa inclusa.

Rifai un esperienza che non era andata bene a suo tempo e impari una miriade di sfumature che ti eri perso perche preso dalla paura di non farcela.

Allora inzia tutto cosi forse mettendoti seduto e inziando a scrivere, la scarabocchio iniziale ha un valore inestimabile è l’idea unica tua irripetibile.

Poi confezioni il tutto in bella mostra e lo arricchisci, ma è proprio quell’abbozzo iniziale che va difeso. Da li parte tutto.

Insomma quella paginetta che ti salva la vita in un contesto in cui spesso è tutto un gran calderone e non riesci più a capire cio che è tuo e ciò che è dell’altro.

Mantengo la rotta, un podi strada a piedi, una accelerazione quanto basta, una cavalcata, un paio di pedalate in biciletta, a passo d’asino…tutto quanto basta lo sapete voi.

Damiano

20121011-111734.jpg