Quei labili confini

Fuori c’è altro da noi che ci spaventa ma anche attrae. Quel color oro che con il sole aumenta la sua intensità sino a dover distogliere lo sguardo per poi continuare a guardare.Quello spazio oltre il quale ti è impossibile la misura. L’occhio si perde e noi con lui.

Ci sembra quasi ridicola quella esile staccionata, in foto un filo appena accennato. Non è un muro che ci separa ma un idea di confine, limite. Lascia intravedere l’oltre ma anche da un senso di fin qui arrivo io oltre c’è altro.

Non si perde il senso di continuità ma delinea.

Questi alberi sotto cui ripararsi da quello specchio di sole che sotto i suoi raggi fa crescere rapidamente ma anche seccare.

Il tramonto lascia spazio ad un aria fredda. Quegli uccelli che son stati in volo facendo chilometri ora riposano in silenzio in questa oasi di alberi. Ogni tanto vengon fuori silenziosi rompendo per un attimo quella quiete assoluta. Eccoli che si scambiano posizioni tra loro. Ora vanno verso i fari a trovare cibo, per poi tornare a nascondersi.

L’intruso sono forse io, di giorno gli uomini come trattori di notte in compagnia con gli animali.

Poldo è la assieme ai mei cani, ma finalmente anche lui ha trovato casa.

Mi racconta delle sue notti in solitaria in questo posto fermo nel tempo, del suo riparo tra pile di ringhiere dove si può nascondere quando quella forza di vivere libero viene meno. Abbaia quando mi vede sa che puo ottenere acqua e cibo, ma la cosa che chiede di più è essere accolto.

Buona giornata

Poldo vien via con me

Damiano

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