tre parole che per chi vive per farsi sentire, lasciano dolore e senso di vuoto. Vuoto dopo aver “speso” due giorni intenti nel dare e farsi sentire.

Guardo i bimbi giocare in fattoria con gli asini e dopo pochi esercizi, con lo sguardo rivolto loro, mi basta scorgere i loro occhi per sentire di averli raggiunti li dove c’era forse ombra. Quella carezza sotto pelle che serve per poter stare bene e sentirsi amati.
So sentire e accarezzare sotto pelle.
Non senti potrei dire, anche quando prendo la via del divano perché impossibile non sentirti visto e dormire al fianco di chi non ti sente. Quella carezza sotto pelle mai ricevuta e che tanto mi permette ora di raggiungere punti d’ombra di altri oltre ai miei.
Non ci siamo sentiti mi appartiene di più.
Quel vetro cosi trasparente si scalfisce ed eccolo venir giu in un mare fluido.
Quella barca a vela che ha attraversato oceani correndo in lungo e largo e che anche in porto è costretta a “stare attenta” al mare che continua a infrangersi su di lei
Abituato cosi spesso a non esser alimentato, eccomi che mi creo aspettative anche da gesti che dovrebbero essere “giusti”.
Non dormire al tuo fianco perché non visto e ringraziare e lodare il solo fatto di non esser stato “attaccato”.
Come chi viaggia nel deserto e sentendosi la saliva ancora in bocca ringrazia di aver bevuto.
Potrei cercare di analizzare quel non ti sento ma mi devo fermare a guardare quel che provoca in me quel “non ti sento”.
Buona giornata
Damiano