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Il film di Richard Geer tocca il tema dei senza tetto.
Inizia tutto con lui in una vasca mentre dorme e la casa è vuota. Arriva il proprietario che lo sveglia e gli chiede di andare via. Lui non vuole andare via è li che attende Sheila. Torna più volte ed è accompagnato da quello stato di “out of mind”, Il piano emotivo non gli permette di tornare al reale. Li vive entrambi.
Ha una figlia ma lo stato di solitudine è uno stato emotivo profondo non passa dallo stare assieme agli altri. E’ quel senso di vuoto che si spalanca anche immersi in down town a Manatthan tra la folla.
Gli occhi spesso chiusi per quel dolore e l’impossibilità di dire di vedere i propri diritti ad esistere.
Non hai documenti, una casa, un lavoro…per la società non esisti.
Torna più volte in quella casa ritornando alla ricerca dell’ultimo pezzo di vita che lo mantiene nel sogno di avere qualcosa a cui aggrapparsi ma il senso di vuoto è li dietro l’angolo. Torni con la difficoltà tutta tua di sapere che quel vuoto è tuo.
Narrazzioni che non concidono con il reale ma che ci si racconta per tenere lontano quel buco che è difficile da vivere.
L’incontro con altri senza tetto ognuno con la sua storia mai reale ma spesso distorta per dare un senso a quella solitudine.
Sono un jazzista racconta uno di loro, come si trova davanti al piano spinto da Richard non riesce a suonare. Richard però lo sa fare e non lo racconta. Da li inizia ad aprirsi uno spiraglio di possibilità di esistere. Suonare la propria musica a prescindere da narrazioni distanti da se.
Si ritrova a chiedere soldi solo perché ne ha bisogno e impara presto che non funziona. Serve essere dei clown per riuscire a toccare le persone ed esistere. Non basta dire mi serve aiuto. Il suo amico jazzista sa come fare saluta tutti fa sorridere e riesce a rimediare soldi.
E’ esistere essere ciò che non si è? Questa la domanda di Richard.
Prova a chamare la figlia ma soldi a parte non riesce a dire, c’e’ quel dolore che gli impedisce di parlare, gli occhi si chiudono e deve andare via.
Mille domande per potere avere un aiuto dai servizi sociali. Ma se non hai risposte difficilmente ti possono aiutare. Come fai se non sai? devi avere il tempo di trovare le tue risposte. Capire come funziona il sistema di supporto dei senza tetto.
Le parole non servono, serve vivere questo dolore da se.
Tutto fatto di lunghe attese per mangiare dormire avere un documento in un giro di sofferenza che aumenta difficoltà dopo difficoltà.
Incontra di nuovo Sheila fanno all’amore ma la mattina si ritrova da solo sui cartoni della sera prima fotografato da dei bambini per pubblicare su FB la foto.
Il suo piano suona la sua musica e questo appartiene a lui alla sua sua storia. La sinfonia lo accompagna lungo il suo tratto in metro.
Arriva finalmente da un avvocato e riesce a piangere della sua situazione di senza diritti. Mi serve una copia del mio certificato di nascita e la tessere a sanitaria. Non ne voglio parlare o rispondere a domande è un mio diritto di esistere. Hai soldi per pagare? Nessun problema troviamo una soluzione. L’ascolto di una sofferenza che chiede di riconoscere alla società la sua esistenza. Ora va tutto bene dopo esser scoppiato a piangere.
Esistendo prova di nuovo a chiedere le elemosina senza fare il clown ma con nessun risultato, gli si chiede una performance. Help me out, aiutatemi. Questo chiede. Invisibile.
Torna da sua figlia e vuol pagare la sua birra. Lei dice lui di andare via, lui mostra il suo documento legale che esiste e che ha i suoi diritti.Vuole solo il suo certificato di nascita Non basta almeno in un primo momento. Volevo solo vederti dice Richard e lei insiste che deve andare via. Lei ripete che di solito sono i genitori che si occupano dei figli e non il viceversa. Dove stai? Perché fai così? Non preoccuparti per me. Paga ed esce. L’impossibilità di un dialogo. Entrambi vorrebbero ma il gioco si fa così forte che non si riesce a fare altrimenti.
La figlia respira uscendo dal locale e prova a riprenderlo perché quello sa fare. Perchè quel dolore lo sente lo vede sapendo già che sarà di nuovo ferita.
Quel percorso che si ripete a quella solitudine non c’e’ fine se non si decide di esistere così come si è suonando il proprio piano e costruendo la propria musica.
Non è assenza è difficoltà a esistere e ognuno deve forse fare la sua strada impegnandosi per fare da se , far uscire quelle note che solo lui conosce e sa.
Non puoi aiutare un musicista a suonare o comporre sono quelle vibrazioni che vengono dal profondo e non lasciano spazio alla ragione ne alle parole. Il silenzio la solitudine sono la via per trovarle.
Buona visione del film
Damiano