Tra sparire nell’esser visti e l’apparire se non visti in questo il movimento costante dell’andare avanti da testardi.

Per me una sorpresa di pasqua.

Per alcuni un modo diverso di evitare uova di cioccolata in famiglie disfunzionali o essere in compagnia dell’invisibilità. Una scelta o forse un ascolto verso di se necessario.

Li dove decidi di stare c’e’ ciò che ti appartiene e non sei costretto a farti piccolo per essere ascoltato. Sai già che nel momento che vieni fuori e chiedi, l’altro non sarà mai in grado di vederti del tutto ne tanto meno di accoglierti. Problema tuo lo sai. Parole e sentire difficile da attuare.

L’incomunicabilità che si raggiunge costruisce un muro che si cristallizza così indelebile al tempo. Quel freddo che fa male,  separa ma al contempo garantisce la differenza del dove sono io e dove è forse l’altro ognuno con la propria storia. Quei muretti a secco della puglia su cui ti puoi appoggiare. Il freddo delle pietre sulla schiena ma anche il sole alto che ti scalda. Zona di frontiera tra te e l’altro, il caldo e il freddo la possibilità di esistere appoggiati a quel confine che divide ma anche distingue. Seduti entrambi sulla stessa terra appoggiati con la schiena a quel muretto senza la possibilità di dire più nulla.

Quel dire che porta alla perdita, ma forse era già così dall’inizio non si è perso nulla. Chi non esiste e appare come viene visto. C’e’ anche chi esiste ma sparisce come viene visto. La dimostrazioni che da soli non si va da nessuna parte. C’e’ sempre bisogno dell’altro, di uno come noi, che ci permetta di sperimentare il nostro esistere venire fuori un confronto con le nostre umane difficoltà.

Parlare mantenendosi più vicino possibili ai fatti della realtà è l’unico modo per tenere la bussola del proprio viaggio interiore. Gli altri provano a raccontarsi le loro storie …tutte poco credibili perché distanti dalla realtà. Non consapevoli li lasci nel loro cubo di rubik lamentosi dell’insostenibilità della loro vita.

Le parole si sa volano leggere e come dice Daniele nella sua canzone “io me le ricordo” non è che perché ho pazienza e sto in silenzio non vedo e non sento. L’ascolto non vuol dire che “so cojone” come cita Silvestri.

Parli con un amica che è sparita da mesi, sai quelle telefonate per tenere il filo di qualcosa che sta cambiando….ecco che ascolti sei in silenzio e poi tocca a te. Dici due parole ed eccolo li il giudizio arrivare senza nessun ascolto …provi a dire …ed è lei che si incazza. Tiri i remi in barca e sparisci.

La ringrazio e la tranquillizzo che nulla è cambiato, la lascio sulla sua realtà diversa dalla mia. Impossibile dire non c’e’ spazio ne possibilità di contatto non puoi fare nulla tranne che fare finta di nulla.

Un altra amica ti supporta ti chiama dopo qualche mese e dice che non ci sarà più perché parte per la luna. Si siamo liberi ma ancora una volta mica so cojone. Lei andrà sulla luna e io continuo testardo nel mio progetto.

Altre persone si propongono di dare una mano e poi….il film si ripete…

Forse ci vorrebbe del tempo per conoscere meglio le persone, o forse non le si conosce mai abbastanza. Ma anche quando le conosci, tu anche sei in movimento e cambi…e forse ciò che andava bene prima ora non va più bene.

Puoi provare a conoscere te nel confronto con gli altri ma più di questo non ti è dovuto sapere.

Quando è che tutto ciò finisce  o forse può avere una dimensione diversa?

L’intuizione ce la da il film. Si deve attraversare quell’invisibilità ognuno a suo modo. C’è lei che scopre di  aver bisogno di esser sempre guardata ma dopo poco anche questo non funziona più. Lo sguardo che rende possibile la sua presenza è proprio quello del ragazzo che sparisce come lei. Lo sente a prescindere dalla sua presenza. Lei porta il motorino lui siede dietro invisibile, sta per perdere il controllo e cadere e lui è costretto ad apparire e evitare l’incidente. Ecco sembra un semaforo a intermittenza quando c’e’ l’uno non c’e’ l’altro. Solo nel pericolo è possibile la presenza di entrambi. Sembra proprio cosi, solo quando entrambi decidono di essere si crea la nuova possibilità di crescita.

La storia che bisogna stare in piedi da se fa sorridere. Nessuno si tiene in piedi da se basta parlare per capire che quello vive nella casa lasciata dei propri genitori, quell’altro …insomma viviamo immersi in una rete di persone a noi care amici e altri e ci si tiene assieme.

Forse il punto cruciale sta nel riorganizzarsi senza grossi drammi quando qualcuno viene meno all’interno della propria rete contando sul fatto che le tue capacità relazionali ti permetteranno di ricostituire la rete rammendando il buco in un modo diverso ma che possa tenere fino al prossimo strappo della rete.

Altro concetto di quelli che vogliono vivere liberi dal sistema….non si può cari miei siamo tutti collegati e alla fine un tributo alla società lo si deve. Basterebbe provare a vivere come i senza tetto liberi da tutto ma con l’impossibilità di chiudere la porta di casa non potendo mai separare il dentro dal fuori. Non credo sia una bella esperienza ma anche questa è una scelta. Se ti puoi permettere un cambio vita è per due motivi : hai lavorato molto prima o hai qualcuno che paga i tuoi conti.

Buona pasqua

Damiano Bobo Babette