Abbracciare per trattenere, contenere, scaldare, amare, consolare, stare.
Abbraccio con la capacità di lasciare andare.
Ascoltare il contatto con l’altro e il nostro corpo per capire quando è il momento in cui ognuno dei due torni sui propri piedi con tutto il proprio peso.

Quel distacco che provoca dolore o forse solo incapacità di poter dire io…

I bambini con cui lavoro lo sanno, vengono li si lasciano abbracciare per poi tornare liberi a correre.

E’ forse la parte più delicata negli incontri. Accogliere ascoltare condividere scaldare senza vincoli sul poi. Senza risucchiare l’altro.

Pensavo che quelli che ora sono bimbi con cui lavoro, crescono fanno un tratto di strada assieme a me per poi prendere altre direzioni.

Quello che ci è mancato forse mancherà sempre e ad ogni distacco torna a farsi sentire. Te ne fai carico ti riguarda l’altro è altro.

Sei montagna?

Mi guardo nella foto non vedo montagne, ma rifletto che forse c’è bisogno di montagne.
Quella grande quercia che si china con flessibilità per un abbraccio caldo con possibilità di uscita.

Buona giornata

Damiano