La donna che incontro mi ricorda l’attrice nel film della Meglio Gioventù Sonia Bergamasco.

Una mamma che decide di intraprendere la via rivoluzionaria e lascia la famiglia.

Il suo corpo le sue espressioni i suoi occhi e i suoi capelli divengono altro dall’immagine della mamma iniziale. La sua vita si spegne nelle sue scelte.

Citofono salgo le scale e la mia amica mi apre la porta. Lei capelli grigi, sguardo fisso, occhi spaventati, cammina lentamente ma osserva tutto senza dare nell’occhio.
Ci sediamo per un caffè.
Corre e si vede, ha tante energie, ma ….si è fermata. Ora tutte queste energie nello stare ferma si affliggono sul suo stare male. Si dice spesso che il peggior nemico in queste situazione sei proprio tu nei tuoi confronti.
Perché si arriva a stare male?
Al punto tale da chiudersi in se stessi e non aver più voglia di vivere?
E’ difficile da guardare e allora forse per alcuni conviene correre. Io mi sono fermato ed ho dedicato del mio tempo a lei, in punta di piedi.
E’ una fotografa molto brava. Ora non riesce a “scattare” ha bisogno di calma e non di click.
Il suo corpo è rigido, le emozioni sono dentro, lo sguardo sembra assente ma se ascolti attentamente senti quel dolore di fondo che forse conosci.
Piccoli movimenti seduti al tavolo chiedendo e attendendo risposte. Alcuni momenti silenzio che lascia spazio a sue ripetizioni di frase già dette, non lo tollera forse.
La difficoltà forse a credere in un possibile ascolto, o semplicemente il vuoto che spaventa.
Ho mostrato lei foto degli asini, che le hanno strappato “mezzi” sorrisi. Sembra poco, ma forse non lo è per chi passa la giornata sdraiato sul letto vittima di un male che è molto più frequente di quanto immaginiamo. Basta sedersi in farmacia e rendersi conto di quanti psicofarmaci vengono venduti giornalmente. Tocca tutti noi.
Sviluppo sostenibile, che ci facciamo con il PIL(Prodotto interno lordo) quando viviamo in un posto invivibile? Che ci facciamo con i soldi quando stiamo male al punto tale da non poterli spendere?
L’incontro era per un caffè un tempo limitato in cui poter condividere.
Prima di andare via le chiedo se facciamo un patto. La attendo in fattoria per vedere dal vivo quelle foto che l’hanno fatta ridere. Ci stringiamo la mano e saluto
Ecco un piccolo passo la stretta di mano, forse si inizia così una condivisione
la aspetto
Damiano